il male degli Zen battezzato a villa inferno
“Il Male”– fa davvero male– perché arriva diretto sottopelle con dei testi che la verità non la…
“Il Male”– fa davvero male– perché arriva diretto sottopelle con dei testi che la verità non la mandano a dire, ma te la sparano in petto e nelle orecchie senza mezzi termini. È come avviene con il dolore nella vita: dritto alla pancia, senza alcun preavviso, e dopo il quale non saremo più gli stessi.
L’album si apre cosi :“Lo senti questo odore? È la puzza che emana il nostro cuore….Io preferisco il male, da sempre il nostro talento migliore… e voglio sbagliare, senza una morale per non dimenticare che esiste anche il male e ce l’abbiamo dentro, cattivo come il cancro al bene artificiale, io preferisco il male”
BOOM!!!!
La cifra stilistica degli Zen qui è totale, piena, vigorosa, incazzata, pura, dolorante ma scanzonata. Perché la vita è così: un passo a due tra gioie e dolori, tra malinconia e ribellione, schiena dritta e denti stretti, in una realtà che spesso fa schifo, ma che è anche l’unica che abbiamo in cui intravedere il bello. Il tredicesimo album degli Zen Circus, uscito lo scorso 26 settembre in occasione del raduno di “Villa Inferno” (la più “Villa Inferno” di tutte, come spoileratomi fra le righe proprio da Appino, durante la mia intervista l’anno scorso), è stato il battesimo più azzeccato che potesse esserci per un album che de “Il Male” ne fa il suo titolo e fil rouge.
Per chi conosce bene questi tre toscanacci, sa cosa rappresenta il raduno di Villa Inferno (zona industriale alle porte di Cervia): un ritorno alle origini, un suonare a cazzo in un parcheggio, mettendo la batteria su un furgone, tra un capannone e l’altro, senza palchi, senza filtri, ma solo con la voglia di fare casino insieme in un grande carnevale rock. Perché, come dichiarano ad ogni live: “Più voi fate casino, più noi facciamo casino!”
La versione di quest’anno è stata sicuramente un upgrade un pò snaturato rispetto ai vecchi raduni, visto che della classica Villa Inferno c’è stato ben poco, se non un breve aperitivo presso questa assurda località, con un paio di pezzi live in acustico: una sorta di antipasto alla vera e propria festa/concerto spostatasi poi al Vidia di Cesena, storico locale rock che ospita live dal 1984.Il lancio de “Il Male” è stato studiato ad hoc per creare una grandissima attesa nei fan, che fino all’ultimo in realtà non sapevano coincidesse con il raduno. Per accedere al quale, però, serviva ordinare la cassetta dell’album (sì, avete capito bene, la cassetta), che sarebbe valsa come biglietto d’ingresso e che poteva essere ritirata solo in loco (io l’ho trovata una genialata old school che ho amato molto)
E per destabilizzare ancora di più i fan, hanno pensato bene, all’ultimo momento, di raddoppiare le serate, facendolo diventare un vero e proprio weekend: venerdì 26 e sabato 27 settembre, con anche la possibilità, per i più arditi, di campeggiare alle spalle del locale, in un pratone confinante con il cimitero (ora ditemi cosa c’è di più infernale, malvagio e fottutamente rock’n’roll di questo!)
Ma la grande famiglia dei fan Zen, essendo destabilizzata già di suo, ha trovato in questo assurdo piano un equilibrio perfetto, accogliendo con grande entusiasmo e calore entrambe le serate, e organizzandosi (attraverso un incredibile gruppo Telegram ) con passaggi in auto, cambi biglietti, ospitalità in tende e divisioni di stanze anche fra sconosciuti. Che poi, quando si ha una passione così forte che lega, si è già tutti amici a prescindere. Credo che la vera magia che ancora riesce a compiere la musica sia proprio questa: creare legami anche a distanza, unire persone che si capiscono anche solo citando un verso, abbracciandosi e cantandolo poi a squarciagola sotto al palco. Lì si abbatte qualunque barriera dell’irrealtà, si torna a essere presenza, corpi e non più solo schermi, si salta, si suda insieme, in quell’incredibile amplesso collettivo che sono i concerti, il vero antidoto che ci resta per combattere la smaterializzazione della musica (e della realtà).
Io avrei voluto fare la doppietta –che sarebbe stata molto rock’n’roll, ma ormai c’ho ‘na certa– e ho optato alla fine solo per il sabato sera, dove ad aprire il concerto è stata quella bombetta a mano de LAMANTE, una ventiseienne con una potenza espressiva e di scrittura che da sola con la chitarra ha scaldato gli animi, e infine in coppia con Appino ha chiuso il suo live su una “Come volevi essere” che ci ha distrutto in tanti pezzettini: “Come volevi essere? Come volevi essere? Se c’è un modo di baciare senza crescere..”
Questa domanda mi è riecheggiata in testa per giorni e giorni, perché alla fine è tutto lì: se delle parole appena ascoltate (ammetto, per la prima volta) hanno il potere di risuonarti così potenti, beh, vuol dire che il bersaglio è stato centrato in pieno. E poi chissà se c’è un modo per cristallizzare i baci e le emozioni senza che il tempo le scalfisca e ci tolga la poesia.
Sarebbe bello saperlo, ma nel dubbio continuiamo a baciarci, che di certo non sbagliamo.
Ad aprire il live Zen due loro grandi, ormai, classiconi: “La terza guerra mondiale” e “Catene”, seguiti da “Non voglio ballare”, “Vent’anni”, “Il fuoco in una stanza” e il loro grande manifesto “Andate tutti a fanculo”, che ci ricorda sempre l’eterna verità: “Esser stronzi è dono di pochi… farlo apposta è roba da idioti”.
Si è fatto attendere il primo pezzo del nuovo album, e non è stato scelto il primo singolo, ma l’ assurda, quanto orecchiabilissima “Miao”, con sonorità che rievocano i Cure e i Joy Division, e un testo che appare leggero, ma che, semplicemente, in pieno stile Zen, dice amare verità in modo ironico, aspettando che i gatti randagi ci conquistino.
Per sentire il primo singolo, e secondo pezzo estratto da “Il Male”, bisognerà aspettare quasi la fine del concerto, con “È solo un momento” che precederà la storica ballata “L’anima non conta” e l’apoteosi del pogo Zen di chiusura con “VIVA”, dove sul palco si sono uniti anche LAMANTE e i FASK, che dopo ci hanno deliziato con un grandioso DJ set.
Un’altra cosa che mi rincuora sempre molto della musica è quando ci sono queste belle sinergie, quando la stima e l’affetto si percepiscono anche fra colleghi, che si supportano e godono del successo altrui. Si può dire, comunque, che sicuramente la Villa Inferno di quest’anno è stata epica per l’insieme di cose che ha saputo riunire, ma che per ascoltare a modo il nuovo album dovremo aspettare il tour di questo inverno, di cui possiedo già il biglietto e che non vedo l’ora di sentire come suonerà dal vivo. Nel frattempo continuo a far girare la cassetta nel mio stereo, e ho riscoperto quell’emozione di ascoltare i pezzi con più attenzione, uno dopo l’altro, senza possibilità né voglia di skippare e soprattutto con molta più curiosità rispetto a quando ascolto in cuffia da Spotify (anche perché non ho premium e mi becco pure la pubblicità). Insomma, “Il Male” sta facendo il suo dovere: facendo malissimo, ma curando al tempo stesso le ferite del nostro tempo, con realismo, ironia, annichilimento da domande senza risposta che ti tolgono la saliva e ti fanno salire la pelle d’oca. Domande cheti fanno riflettere, per esempio, sulla fine di un amore –dove ne usciamo tutti sconfitti senza sapere da cosa– o sul senso delle cose che ci vengono dette, soprattutto quelle belle che dobbiamo poi scordare per andare avanti…
Bentornati agli Zen, che per me sono uno dei gruppi più veri, coerenti e credibili che abbiamo nel panorama rock italiano. Non fanno nulla per nascondere i propri limiti e difetti, ma anzi, con grande intelligenza, ne fanno il loro cavallo di battaglia, ammettendo con onestà anche di arrivare a fare schifo.
E in una realtà performante come la nostra è cosa più unica che rara…. e sicuramente è “Meglio di niente ”
Silvia Botte

