Lunga vita al glam rock!

Siamo all’inizio degli anni ’70, l’amministrazione Nixon negli Stati Uniti si scontra con la lotta del Movimento…

Siamo all’inizio degli anni ’70, l’amministrazione Nixon negli Stati Uniti si scontra con la lotta del Movimento per i Diritti Civili, con i Black Panthers, con le proteste hippie e la fine della guerra in Vietnam, con i movimenti per i diritti dei gay e una voglia di libertà dilagante che invade tutto il mondo occidentale. E‘ in questo contesto che vediamo la nascita di quello che più che un genere musicale sembra un manifesto, una dichiarazione di intenti, una promessa alle nuove generazioni di un mondo più libero, più colorato, che si prenda meno sul serio, almeno all’apparenza: stiamo parlando del glam rock.

E mentre gli USA sono alle prese con la Guerra Fredda, si iniziano a vedere artisti calcare i palchi del Regno Unito in una fusione di glitter, androginia e suoni pieni di energia, sfidando le norme tradizionali con costumi stravaganti, trucco elaborato ed abbracciando la teatralità più eccentrica.  

A fare da apripista a questo nuovo genere vediamo gli iconici T-Rex di Marc Bolan, anche se la rivista Dangerous Minds qualche anno fa ha ipotizzato che il vero precursore del Glam Rock sia in realtà il nostro Renato Zero:

“He was, you know, just being himself even before Bolan or Bowie put on eyeliner or platform heels.”

(“Era semplicemente se stesso ancora prima che Bolan o Bowie mettessero l’eyeliner o le zeppe”).

Non è semplice stabilire chi abbia influenzato chi, se di influenza si può parlare, se si considera soprattutto che all’epoca le immagini non godevano della stessa immediatezza di diffusione. Vero è che a guardarli accanto, Bolan e Zero, è difficile non pensare che ci sia stata una qualche contaminazione. 

Mentre Renato riscuote successo (con non poche critiche dei perbenisti) nella nostra Italia con le sue piume, il suo make-up degno di una drag queen, le tutine attillate e i testi provocatori e pieni di doppi-sensi più espliciti di quanto ci si aspetti, i T-Rex di Bolan acquistano notorietà con hit come “Get it on” e “Ride a white swan” con abiti glitterati e una presenza scenica magnetica. 

La loro musica è un mix di rock’n’roll ed elementi di fantasia, con testi spesso surreali e immaginifici. La breve ma intensa carriera di Bolan viene però tragicamente interrotta dalla sua prematura morte nel 1977, e nonostante ciò, il suo impatto sulla musica e sulla cultura pop continua a essere evidente, influenzando generazioni successive di artisti. 

Tra i primi insospettabili a subire le influenze di Bolan troviamo il re dei troll tanto adorato dai ragazzi dello Zoo di Berlino, David Bowie, o meglio Ziggy Stardust, il suo alter-ego luminoso che svolge un ruolo fondamentale nella diffusione di questo nuovo movimento. 

Ziggy, una rockstar fittizia e androgina proveniente dallo spazio, permette a Bowie di sperimentare con la sua immagine e spingere i confini delle norme sociali. Con i suoi costumi vibranti e il trucco futuristico, sfida le convenzioni tradizionali di genere e identità. L’impatto di David Bowie sul glam rock è indelebile, svolge un ruolo fondamentale nel plasmare e rendere popolare il genere. 

Se musicalmente il glam rock attinge da vari generi, mescolando rock, pop ed elementi di avanguardia per creare un suono accattivante e innovativo, “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” di Bowie ne è il perfetto esempio, con brani epici come “Starman” e “Suffragette City”. Ma Bowie non è solo musica e come il movimento che incarna ha un enorme e profondo impatto sulla moda e le arti visive, come testimoniano le sue collaborazioni con il designer Kansai Yamamoto e le sue audaci scelte stilistiche. La sua capacità di reinventarsi e sperimentare con diverse identità diventa presto una caratteristica distintiva della sua carriera, stabilendo uno standard per l’evoluzione artistica e l’innovazione. Ziggy con il coraggio futurista che solo un extra-umano può avere, plasma in modo indelebile il panorama musicale e artistico del nostro pianeta terrestre.

La sua musica innovativa insieme alla sfrontatezza di Bolan apre la strada per esplorare questa nuova frontiera audace ad altri come i Roxy Music,  guidati dall’enigmatico Bryan Ferry, i Sweet, Gary Glitter, i New York Dolls, solo per citarne alcuni. Stivali con plateau scintillanti, tute metalliche e trucco vibrante diventano elementi fondamentali dell’estetica glam rock, creando un’esperienza visivamente dinamica che andava oltre la musica stessa.

Negli anni 2000 il glam rock vive una rinascita, mescolando la stravaganza e la teatralità dell’era glam degli anni ’70 con suoni contemporanei. Tra i primi degni di nota non possiamo non menzionare gli Struts, rock band britannica che dal 2012 canalizza l’essenza di icone del glam come Bowie, Bolan e i Queen, riportando in vita quell’energia sfavillante e teatrale. Il loro carismatico frontman, Luke Spiller, incarna lo spirito del glam con abiti sfarzosi e una personalità magnetica che incanta dal palco senza però distrarre il pubblico dal suo stile vocale unico e inconfondibile. La fusione di ritmi accattivanti, cori spavaldi e lustrini rende omaggio alla natura glamour di questo movimento, con brani come “Body Talks” e “Primadonna like me” che brillano la luce di epoche passate.

Luke Spiller, The Struts – derek brad photography

E tra le bandì di rilievo è necessario menzionare anche i già noti Greta Van Fleet, con la loro presenza dinamica sul palco e il revival delle estetiche classiche del rock. Le loro esibizioni energiche e le influenze retro contribuiscono alla rinascita del genere. Al loro fianco, meno conosciuti ma sicuramente degni di nota vediamo i Palaye Royale, che mescolano influenze glam e punk dando vita a suoni unici e gli Starcrawler, che da Los Angeles abbracciano senza timore le radici ribelli del genere con show carichi di energia.

E non ci dimentichiamo che agli inizi degli anni 2000 i Darkness hanno svolto un ruolo cruciale nel ridare vita al glam rock. Il loro album di esordio “Permission to land” (un occhiolino strizzato al Major Tom?), presentava riff accattivanti e voci dal sapore melodrammatico, reminiscenze di quegli anni luccicanti, riportando il glam alla ribalta e influenzando una nuova ondata di moderni appassionati del genere.

A queste band dobbiamo riconoscere l’importante contributo all’evoluzione continua del glam rock al quale aggiungono con fierezza un tocco contemporaneo, rendendo omaggio al passato iconico del genere. La rinascita del glam rock nella moderna scena musicale mette in mostra il suo fascino duraturo e l’influenza senza tempo dei suoi elementi stravaganti e teatrali. E d’altra parte è necessario osare per fare arte e di glitter non ne abbiamo mai abbastanza.

Linda Flacco

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