Manchester continua a sfornare talenti. I The Guest List, nascono proprio nella celebre città britannica nel 2021 e cinque anni dopo debuttano con il loro primo album — “Something Real”.
L’amicizia costruita tra i banchi di scuola e la passione per la musica li hanno spinti a formare un gruppo che riunisce cinque componenti: Cai Alty (frontman), Leio Hunter e Tom Ruigley (chitarre), Angus Gilchrist (batteria) e Sid Wallace (tastiere). Sono giovanissimi (hanno tutti poco più di 20 anni) ma dal talento precoce, se consideriamo che hanno pubblicato il primo EP quando erano ancora minorenni. Si tratta di un EP omonimo, uscito nel 2022, all’interno del quale hanno raccolto le loro influenze musicali principali — The Stone Roses innanzitutto, passando per gli Smiths, i Joy Division e gli Oasis. Non a caso, tutte band legate alla loro città d’origine e con le quali sono cresciuti.
Con i primi lavori hanno saputo intercettare i gusti del pubblico di Manchester e dintorni. Un pubblico esigente, legato alla tradizione alternative rock e britpop, che gli ha permesso di esibirsi nei locali underground della zona. Ed è proprio in quei posti che hanno preso consapevolezza che la gente voleva ancora ascoltare musica nuova, sulla scia dei grandi nomi — un contesto vivace, in cui hanno iniziato a preparare il terreno per il loro debutto e in cui, inevitabilmente, hanno ereditato il patrimonio artistico e culturale di una città che ha dato i natali a tantissime band famose, oltre a quelle già citate sopra.
Un attaccamento alle loro origini, presente fin dall’inizio: ne è un esempio il singolo “161” — dedicato ai 161 residenti di Chapel Street (via situata ad Altrincham, città natale della band) che si arruolarono volontariamente durante la Prima guerra mondiale. Un rapporto solido con la città e la storia, presente anche nella scelta delle location per i loro video musicali che includono i monumenti e le vie del centro. Il gruppo è diventato noto in tutto il Regno Unito e recentemente la notorietà è andata oltre i confini nazionali, grazie alla partecipazione a vari concerti e festival in Giappone, dove hanno costruito una nicchia di fan che li segue con molto interesse. Ma i The Guest List hanno espresso il desiderio di suonare anche nei festival europei e quindi, prossimamente, potrebbero raggiungere anche il pubblico italiano.

something real : alla ricerca di autenticità
Pubblicato il 28 Agosto 2026, il disco riunisce i singoli usciti l’anno precedente e li integra con i brani inediti.
Il disco si apre proprio con la title track, che esplicita il sentimento che ha animato il progetto, il concept: trovare qualcosa di vero (something real, appunto) in un mondo in cui bot, algoritmi e contenuti generati dall’intelligenza artificiale pare abbiano preso il sopravvento. Il singolo ci presenta una fotografia della società di oggi, prendendo di mira soprattutto i media, che finiscono per trasformare anche gli eventi più orribili come conflitti o guerre, in contenuti di interesse commerciale, contenuti che poi ci ritroviamo tra i reel come un prodotto di intrattenimento qualsiasi, tra un video comico e uno di cucina.
“War is on trend / the media won’t talk about it / controvercy sells once again”
“La guerra è di tendenza / i media non ne parleranno / la controversia vende ancora una volta”
“And I know that is blows your mind / just to hear me saying something real”
“E so che ti sconvolge / sentirmi dire qualcosa di vero”
La conseguenza di questo mondo che ci viene descritto nella traccia d’apertura viene espressa nel ritornello di “Sick Animal” con la voce smarrita e disillusa di Cai (che qua ricorda un po’ un giovane Thom Yorke):
“Sick animal / common sense and rationale / are gone”
“Animale malato / il buon senso e la razionalità / sono spariti”
L’album si apre anche ad altri temi “sociali”: in “Mundane”, per esempio, si parla della monotonia della vita quotidiana. Nelle strofe viene stilato un elenco di azioni che facciamo quasi meccanicamente — lavare i piatti, montare le tende, chiudere le finestre quando inizia a piovere. Gesti banali come viene ripetuto nel ritornello. L’intento, però, non è quello di capovolgere completamente la routine ma quello di trovare uno sfogo a quei doveri e a quei compromessi a cui ci tocca sottostare. Come spiega il frontman: “la canzone rappresenta uno sfogo per l’amarezza repressa, senza però dirci di stravolgere completamente il copione”. Le chitarre graffianti e spigolose e la ritmica martellante ci restituiscono quel senso di frustrazione e di oppressione quotidiana — sicuramente la traccia più grunge del disco.
In “If Ever Your Devil Is Kind” si parla di insoddisfazione — quella che si prova quando si raggiunge qualcosa che pensavamo potesse renderci felici. La stessa sensazione provata da Joe Gardner in quel bellissimo film della Pixar,Soul— dove un insegnante di musica sogna di diventare un grande jazzista, e quando finalmente raggiunge l’obiettivo dice: “è tutto qui?”.
E infatti è il brano più “cinematografico” dell’album, con un ritornello aperto e un suono che include per la prima volta arrangiamenti di archi.
E ancora in “Wheatherman” si affronta il tema del cambiamento climatico. Nel video musicale scorrono una serie di immagini che mostrano alcune delle calamità naturali che hanno colpito la terra negli ultimi anni, mentre nel testo emerge la paura e il senso di impotenza nei confronti di un problema che ci tocca sempre più da vicino e che sta minacciando il futuro del pianeta.
“Mama, I’m scared / they turned the blues sky red / and I barely can breathe / this poison”
”Mamma, ho paura / hanno trasformato il cielo azzurro in rosso / e riesco a malapena a respirare / tutto questo veleno”
Poi ci sono altre tracce che esplorano le relazioni e argomenti più intimi — con “Ruine” emerge maggiormente l’anima britannica della band. Il pezzo ripropone chitarre ruvide e un ritornello coinvolgente in cui si avvertono i richiami agli Oasis soprattutto nell’attitudine vocale. Il testo racconta un’infatuazione travolgente, nella quale il coinvolgimento sentimentale diventa quasi distruttivo. “Mary”, invece, rappresenta il momento più intenso, sia per quanto riguarda la composizione musicale che il testo. Il brano tratta infatti un argomento delicato, che sembra riferirsi a un episodio di violenza domestica, mettendo al centro della storia una mamma e sua figlia.
Insomma, un album che, per essere il primo, è ricco di spunti ma con un sound che, nell’insieme, rimane leggero. In questo primo progetto i The Guest List dimostrano un’attenzione verso temi importanti e attuali, rielaborandoli attraverso una propria sensibilità — che è poi la stessa che accomuna un’intera generazione — con una scrittura matura e senza prendersi troppo sul serio. Il timbro caldo e rassicurante di Cai Alty accompagna un suono in cui si intrecciano indie-rock, grunge e post-punk. La loro sfida per il futuro sarà quella di riuscire a mettere a fuoco ancora di più la loro identità, per fare quel salto che gli consentirà di lasciarsi alle spalle le influenze dei predecessori e consolidare una personalità riconoscibile.
Rispetto ai toni più cupi dell’ultimo album dei Fontaines D.C. in cui ci presentano uno scenario quasi catastrofico e inquietante (giusto per citare uno dei molti dischi che si inseriscono in questa wave di forte critica sociale), i The Guest List scelgono, almeno per ora, un’attitudine leggera e un tono più ironico su quello che sta accadendo.
Virginia Duranti
Fonti:
- BBC,Playing festival but still reharsing in a garage
- Genius UK,Something Real, lyrics and tracklist




