Non perché i Sepultura fossero morti.
Tutt’altro.
Stavano emergendo e affermandosi come uno dei combo più importanti dell’intero panorama Thrash Metal mondiale grazie ad un percorso coerente e ottime esibizioni live.La band arriva da “Arise” un disco che ha consolidato la sua posizione internazionale e chiuso una prima fase del cammino iniziato con “Beneath the Remains”: tecnica, velocità, aggressività, precisione.
A questo punto sarebbe facile continuare sulla stessa strada. I Sepultura decidono invece di cambiare direzione.
Rinascere per l’appunto.
Questo nuovo corso inizia dal rallentare senza perdere un grammo di pesantezza, anzi paradossalmente il loro sound guadagna più forza e cadenza.
Decidono di lasciare più spazio al ritmo, alle percussioni, alle pause.
I riff diventano più pesanti e cadenzati, mentre nei testi entrano sempre più spesso politica, repressione, guerre, tecnologia e conflitti sociali e soprattutto comincia a entrare il Brasile.
Non soltanto come luogo da cui proviene la band, ma come parte della sua identità musicale.
“Chaos A.D.” è il disco in cui i Sepultura maturano una nuova consapevolezza ,dove cominciano a chiedersi chi vogliono essere.
Il battito che apre il disco
Solitamente quando c’è un battito c’è anche qualcosa di vivo, di dinamico.
“Chaos A.D.” Inizia propio così: con un battito, un battito cardiaco per la precisione.
È il battito di Zyon, il figlio di Max Cavalera, registrato quando era ancora nell’utero.
Poi entra la batteria di Igor e il disco esplode. È un’apertura quasi simbolica ,il battito è la vita.
Nel caso dei Sepultura, una nuova vita musicalmente parlando.
Dopo “Arise”: la scelta di non ripetersi
Quando arriva il momento di registrare “Chaos A.D.”, i Sepultura hanno un problema che molte band vorrebbero avere.
La formula precedente funziona.
“Arise” è stato un passaggio fondamentale per la loro crescita e ha portato la band in giro per il mondo.
Ma proprio per questo ripeterla avrebbe significato trasformare una conquista in una gabbia.
Max Cavalera ha spiegato più volte che dopo quel disco la band avrebbe potuto realizzare una sorta di “Arise Part II”. Invece scelse deliberatamente un’altra strada: rallentare, spogliare il suono e cercare canzoni più solide.
Non è quindi il disco di una band che ha perso la propria direzione.
È il disco di una band che ha deciso di cambiarla prima di diventare prigioniera della propria formula e questo spiega anche una delle caratteristiche più interessanti dell’album.
“Chaos A.D.” non sembra seguire una regola precisa.
Ci sono brani costruiti sul groove ,momenti quasi strumentali ,e c’è una cover dei New Model Army.
C’è un pezzo scritto con Jello Biafra.
C’è Kaiowas, che sembra arrivare da un altro mondo.
Eppure tutto appartiene allo stesso disco.
I Sepultura stanno provando a cambiare pelle e a iniziare una nuova fase della loro carriera.

La pesantezza cambia forma
Il cambiamento più evidente è naturalmente nel suono.
“Chaos A.D.” conserva la violenza degli album precedenti, ma la organizza in modo diverso.
I riff diventano più lenti e cadenzati.
Il ritmo assume un’importanza maggiore.
La batteria di Igor Cavalera non serve soltanto a tenere il tempo: diventa uno degli elementi che costruiscono fisicamente le canzoni.
È il groove a trascinare i brani.
Non è semplicemente una questione di andare più piano.
È un nuovo modo di intendere la pesantezza.
“Refuse/Resist”, “Territory”, “Slave New World”, “Propaganda” funzionano proprio perché il riff non ha bisogno di correre per essere aggressivo.
Il colpo arriva più diretto,più pesante,più fisico
E il lavoro di Andy Wallace è fondamentale per dare forma a questa trasformazione.
Il produttore si presenta alla band prima delle registrazioni, passa alcuni giorni con loro ad ascoltare i pezzi e a prendere appunti. Max Cavalera ha raccontato che non avevano mai avuto un produttore che lavorasse in quel modo, analizzando le canzoni prima di entrare realmente in studio.
La registrazione avviene a Rockfield, in Galles.
Wallace interviene anche direttamente sugli arrangiamenti.
Un esempio importante è “Territory”: secondo Cavalera, il produttore suggerì di non far partire tutti gli strumenti contemporaneamente e di costruire l’ingresso del brano attraverso la batteria di Igor, con un approccio più sincopato e tribale.
Quindi Wallace non sta semplicemente cercando un suono migliore.
Sta aiutando la band a far funzionare una musica che prima non aveva mai suonato in quel modo.
Il metal comincia a parlare del mondo reale
È forse questa la trasformazione più importante.
I Sepultura avevano sempre avuto un lato oscuro.
Ma in “Chaos A.D.” quella oscurità esce dal territorio dell’immaginario metal e comincia a guardare direttamente la realtà.
“Refuse/Resist” parla di protesta e resistenza.
“Slave New World” affronta il tema della censura e del controllo.
Max Cavalera lo ha collegato anche al clima creato negli Stati Uniti dalle campagne contro i contenuti musicali ritenuti offensivi, in particolare nell’epoca della PMRC e degli avvertimenti sui dischi.
“Manifest” nasce invece dal massacro del Carandiru, avvenuto a San Paolo nel 1992, quando la polizia militare uccise 111 detenuti. La canzone trasforma quell’episodio in una sorta di cronaca musicale.
E poi c’è “Biotech Is Godzilla”.
Il brano nasce dalla collaborazione con Jello Biafra, ex voce dei Dead Kennedys e figura fondamentale del punk politico americano.
Max Cavalera ha raccontato che Biafra gli mandò una cassetta con diverse idee e che fu proprio quel titolo a colpirlo immediatamente.
È un pezzo brevissimo.
Ma dentro ci mette una questione enorme: il rapporto tra tecnologia, potere e controllo.
Ed è uno di quei casi in cui riascoltare un disco trent’anni dopo produce una sensazione particolare.
“Biotech Is Godzilla” non aveva bisogno di prevedere il futuro.
Aveva già capito che la tecnologia avrebbe posto domande sempre più difficili.
E oggi quelle domande suonano ancora sorprendentemente vicine e sempre più attuali.
Territory: quando il metal guarda alla geopolitica
Poi arriva “Territory”.
E qui i Sepultura allargano ancora di più il campo.
Max Cavalera ha spiegato che il brano nasce dall’idea delle guerre territoriali in senso ampio: le rivalità tra gang di Los Angeles, le guerre legate alla droga in Brasile e il conflitto tra Israele e Palestina.
Non è quindi semplicemente una canzone sul conflitto israelo-palestinese.
È una riflessione più ampia sull’idea di territorio.
Sul concetto che ancora oggi i popoli si ammazzano per brandelli di terra.
Sul concetto di appartenenza.
Su quello che succede quando un pezzo di terra diventa più importante delle persone che lo abitano.
E la band porta questa idea anche nelle immagini.
Il video viene girato in Israele e mostra la band all’interno di quei luoghi, trasformando Territory in qualcosa che supera il semplice contesto musicale.
I Sepultura non stanno più soltanto scrivendo canzoni sulla rabbia.
Stanno cercando di capire da dove quella rabbia nasce.
The Hunt: una cover che racconta molto più di quanto sembri
Poi, quasi a spiazzare ancora una volta l’ascoltatore, arriva “The Hunt”.
Una cover dei New Model Army.
Sulla carta potrebbe sembrare una scelta strana per una band come i Sepultura.
In realtà racconta perfettamente il momento che stanno vivendo.
Max Cavalera ha sempre parlato della sua passione per i New Model Army e ha raccontato che la band decise semplicemente di inserire la loro versione nel disco. Lo stesso Cavalera, a distanza di anni, ha ricordato The Hunt come una delle scelte che dimostravano quanto i Sepultura, in quel periodo, fossero poco interessati a rispettare le regole.
E “The Hunt” funziona proprio perché non sembra una parentesi.
La band brasiliana prende la canzone e la porta dentro il proprio universo.
Il pezzo mantiene la tensione dell’originale, ma assume un peso completamente diverso.
È un altro segnale di quanto la band stia guardando fuori dal proprio genere.
Punk, hardcore, industrial, rock alternativo.
E soprattutto musica brasiliana.
I Sepultura stanno iniziando a capire che la propria identità non deve necessariamente essere costruita soltanto attraverso ciò che hanno ascoltato da ragazzi o basarsi esclusivamente sul fatto che le principali band di Thrash Metal arrivino dagli Stati Uniti.
L’identità e la consapevolezza vengono costruite costruita anche attraverso la valorizzazione della loro provenienza geografica.
Il Brasile entra nel disco
“Kaiowas”
Qui bisogna fermarsi.
Perché questo brano rappresenta probabilmente il momento in cui Chaos A.D. smette definitivamente di essere soltanto un disco di metal che sperimenta e comincia a raccontare qualcosa della band.
I Sepultura sono di Belo Horizonte, capitale dello Stato del Minas Gerais.
Sono brasiliani.
Con “Kaiowas” il Brasile entra nel loro linguaggio in maniera molto più evidente.
Il brano è strumentale, costruito con chitarre acustiche e percussioni e altri strumenti tipici della musica brasiliana..
È dedicato ai Kaiowá, popolazione indigena brasiliana.
Max Cavalera ha raccontato di essere rimasto colpito dalla loro storia e dalla loro lotta per la terra.
Ma la storia della registrazione sembra quasi uscita da un film.
Una band brasiliana decide di registrare un brano dedicato a una popolazione indigena del proprio Paese.
E lo fa in un castello medievale in Galles.
“Kaiowas” viene infatti registrata a Chepstow Castle, durante le sessioni di Chaos A.D. a Rockfield.
Il luogo non aveva nemmeno un vero soffitto e nella registrazione si possono sentire i gabbiani che volano sopra la band.
È una delle stranezze più belle del disco.
Ma soprattutto è un’anticipazione.
“Kaiowas” apre la strada ad una nuova consapevolezza, cioè a quella che li porterà più avanti a sfornare un disco come “Roots”
È il momento infatti in cui i Sepultura scoprono che il Brasile può essere materia musicale, non soltanto il luogo scritto sulla loro carta d’identità.
Andreas Kisser ha ricordato che questa influenza era già comparsa in maniera embrionale in “Arise”, ma che con “Chaos A.D.” diventa molto più evidente.
Il passo successivo sarà appunto “Roots”.
Un disco che ancora una volta dimostrerà una crescita ed un cambio stilistico per il gruppo guidato dai fratelli Cavalera.
Ma il seme è qui.

Andy Wallace e un disco costruito sul rischio
A questo punto diventa difficile separare il cambiamento musicale dal lavoro di Andy Wallace.
Il suo ruolo non è quello di rendere i Sepultura più “perfetti”.
È quello di permettere alle nuove idee di funzionare.
Il metodo è diverso da quello a cui la band era abituata: prima di registrare, Wallace ascolta i brani, prende appunti, propone modifiche e cerca di capire dove può intervenire.
Il risultato è un disco che non ha paura di cambiare forma.
Può partire con il battito di un bambino non ancora nato.
Può diventare una marcia.
Può parlare di censura.
Può raccontare un massacro.
Può affrontare una guerra territoriale.
Può chiamare Jello Biafra a scrivere un testo.
Può fermarsi e diventare “Kaiowas”.
Può inserire una cover dei New Model Army.
E poi tornare a schiacciare tutto con “Clenched Fist”.
La cosa difficile non è avere tante idee.
È riuscire a farle convivere.
E “Chaos A.D.” ci riesce perché, sotto tutte queste differenze, mantiene una stessa identità sonora.
Un disco che apre una porta
Quando “Chaos A.D.” arriva nel 1993, i Sepultura hanno quindi fatto qualcosa di più difficile che cambiare sound.
Hanno allargato il proprio mondo.
Il groove diventa centrale.
La politica entra nei testi.
Il Brasile entra nella musica.
Il punk e l’hardcore entrano nell’attitudine.
Le percussioni trovano spazio accanto alle chitarre.
La band non rinuncia alla propria aggressività, ma smette di pensare che quella aggressività debba avere una sola forma.
Ed è anche per questo che il disco diventa importante per quello che arriverà dopo.
Prima di tutto per Roots, che porterà molto più avanti la ricerca sulle radici brasiliane.
Ma anche per una generazione di band che troverà nel groove, nella pesantezza e nella contaminazione una strada diversa per costruire il metal degli anni Novanta.
“Chaos A.D.” non è ancora il punto di arrivo.
È il momento in cui i Sepultura aprono la porta e decidono di vedere cosa c’è dall’altra parte.
È una nuova vita artistica che prende forma.
Il caos come forma di libertà
Forse è questo il significato più interessante del disco.
Il titolo parla di caos.
E “Chaos A.D.” è davvero un disco pieno di elementi diversi.
Rabbia politica.
Groove.
Punk.
Metal.
Percussioni.
Una cover.
Jello Biafra.
Un battito cardiaco.
Un brano strumentale registrato in un castello gallese.
E una band che sembra non avere più bisogno di chiedere il permesso al proprio genere.
“Chaos A.D.” non è semplicemente il disco con cui i Sepultura cambiano suono.
È quello in cui cominciano a capire quanto può essere grande il loro mondo.
E forse è proprio per questo che, ancora oggi, non sembra soltanto un disco del 1993.
Perché il caos, questa volta, non è quello che c’è dentro la musica.
È tutto quello che la musica decide di far entrare.
E forse è proprio qui che il titolo del disco e il suo inizio si incontrano.
“Chaos A.D.” si apre con un battito: una vita che sta per cominciare.
E racconta anche la nascita di una nuova vita artistica per i Sepultura.
Perché dal caos può nascere qualcosa di nuovo,qualcosa di vitale: una nuova vita
di Maurizio Salerno

