È il 1996, dai ruvidi murazzi torinesi prende forma una band destinata a cambiare la forma e la sostanza della musica italiana: i SubsOnicA.
Un gruppo nato già con una personalità chiarissima, che si discosta dal rock classico (seppure di qualità) di quegli anni, introducendo sonorità elettroniche, dub, jungle ad un cantato melodico ed orecchiabile, 100% italiano, con la promessa, mantenuta negli anni, di far muovere il culo ai live, come nessun altro prima.
E fidatevi che questa promessa è stata mantenuta, anche dopo 30 anni.
Dal 31 marzo al 4 aprile 2026 Samuel, Boosta, Max, Luca e Ninjia hanno dimostrato che quella promessa, non solo la sanno mantenere, ma la sanno anche rinnovare con idee ed energie nuove, creando una serie di concerti, eventi e festeggiamenti con i quali hanno “mandato tutti a casa” (contenti;).
“Cieli su Torino 96-26” è stato molto più di un semplice evento commemorativo, è stato la celebrazione di un amore lungo 30 anni, tra questi ragazzacci e la loro elegantissima città sabauda, che ha saputo vestirsi di musica per una intera settimana in loro onore.
Un senso di appartenenza cosi profondo ed imprescindibile, da diventarne un suo simbolo ed orgoglio, tanto da vedere il logo della band, in quei giorni, proiettato persino sulla Mole Antonelliana.

Il palco dei ricordi si è spezzettato in giro per la città, tra gigantografie dei live appese in via Po, QR code nei vari luoghi dove ascoltare piccoli aneddoti dalle loro voci, un tram che girava con dj set annessi, e la mostra “rientro in atmosfera” alle OGR (luogo incredibile dei live), che raccoglieva tutti i loro elementi rappresentativi di questi trent’anni e che diventava una doccia di emozioni prima di immergersi nel live.
Questa enorme struttura di fine ‘800 (190.000m2) nata per ospitare la riparazione dei treni, ha subito poi nel corso degli anni fasi di declino e chiusura, fino al 2017 in cui un ottimo piano di riqualificazione, l’ha riaperta al pubblico adibendola a ruoli più contemporanei, tra start up, cultura ed eventi, in una commistione di stili capace di lasciare a bocca aperta.
Lo spazio del concerto era una crasi tra modernità e passato, tra ledwall appesi persino su soffitto e pareti ed una costruzione del tardo 800 a farne da cornice: la sala fucine delle OGR è riuscita ad ospitare 5000 persone ogni sera per questi quattro live tutti sold out.
Il palco, lungo ben 60 metri, idealmente diviso in tre sezioni: quella centrale, più grande e fulcro del concerto, quella di sinistra destinata alla parte più acustica e quella di destra per suonare i pezzi di esordio del 96/97 che hanno visto il ritorno anche di un emozionatissimo Pierfunk, bassista dell’epoca.

Il concerto si apre con “Sonde” scelta particolare, brano non particolarmente emozionante e rappresentativo, ma che viene usato per creare una atmosfera di estraneamento, come per trasportarci in un altro mondo possibile, un mondo parallelo: il mondo del live degli incredibili SubSonicA.
Poi a seguire “l’Abitudine” in cui si inizia a ballare, ma è sicuramente su “Liberi tutti” che si scatena il primo vero delirio, un ritornello ossessivo sul quale è impossibile non saltare e che vede l’ingresso del primo ospite sul palco: il concittadino stilosissimo, Willie Peyote, che improvvisa una sorta di freestyle sul pezzo.
Sono stati diversi gli ospiti sul palco, dalla giovane TARA cantante italo-palestinese, presente nel nuovo pezzo “Lo straniero” a Veronika che ha cantato un pezzo ormai datato e se vogliamo secondario, ma che continua a fare il suo effetto: “Livido amniotico”.
La magia della potenza di certe basi elettroniche su cui muovere smodatamente i corpi, unita alle parole, non solo da cantare a squarciagola, ma grazie alle quali emozionarsi, credo che sia la vera potenza ed essenza dei Subsonica.
Testi che parlano di amore, di distanze, di sostanze, di amicizie, di cattive abitudini, di estraneamenti che chi più chi meno, abbiamo potuto sperimentare in questi anni, crescendo accompagnati da certi pezzi che ancora oggi sono capaci di smuoverci sia dentro che fuori.
Non è mancata anche una parte di live più intima ed acustica in cui con “Coriandoli a Natale”, “Dormi/ancora ad odiare” Samuel ci ha saputo anche far commuovere, per non parlare poi della versione di “Tutti i miei sbagli” acustica con la quale ci ha definitivamente steso.
In tre ore di live sono stati capaci di intessere tutti i colori della loro storia: tra pezzi storici del primo album, come “Radioestensioni”, “Come se”, “Cose che non ho”, ai loro manifesti come “Disco Labirinto”, “Nuvole Rapide”, “il cielo su Torino” ed una cover di “Up patriots to arms” che si sarà ballato pure Francuzzo da lassù… Poi l’iconica e romanticissima “Per un’ora d’amore” dei Matia Bazar, fino a sfiorare l’ultimo album “Terre Rare” , di cui hanno fatto per scelta, solo pochi pezzi, visto che a breve partirà anche il tour.
C’è stata davvero tutta la gamma di colori ed emozioni di una carriera lunga 30° anni, in questo live che li ha visti donarsi con generosità per più di tre ore, regalandoci qualcosa come 35 pezzi suonati con una purezza e bravura che solo se fai questo lavoro con passione ed amore, riesci ad eseguire.
E soprattutto, ciò che ha davvero reso possibile tutto questo è il loro sodalizio di artisti ed amici, dell’essere uniti da qualcosa di cosi forte da durare e consolidarsi nel tempo, nonostante i piccoli momenti di crisi ed allontanamenti, che è normale ci siano nell’arco di cosi tanti anni, si percepisce una tale sintonia e stima fra tutti, da arrivare vera e potente anche al pubblico.
Stima e affetto che è stata confermata anche dai vari ospiti sul palco del live e dei dj set a seguire: ebbene si, come se tre ore di concerto fossero state poche, dopo ci sono state le selezioni in consolle di ognuno dei componenti della band, più qualche ospite come per esempio il famoso dj Stylophonic, al secolo Stefano Fontana, che ha sorpreso il suo amico Boosta, con un abbraccio che sapeva di stupore ed affetto.
E di tutta sta grande macchina che è l’industria discografica e dei live, soprattutto a certi livelli, scorgere ancora degli occhi inumiditi dalla commozione e degli abbracci veri, che rimettono le persone al primo posto, prima ancora degli artisti, bè è una cosa che mi rincuora molto.
Perché la musica per emozionare davvero e per durare nel tempo ha bisogno di verità ed umanità, oltre chiaramente che di bravura e stile personale, di cui i nostri amati SubSonicA, possono egregiamente direi, essere dei fautori e portatori sani, anche dopo 30 anni.
Grazie ragazzi, avete regalato ai fan come me, uno spettacolo talmente potente che nessuna parola potrà descrivere a dovere, ma che abbiamo avuto la fortuna di poter vivere e condividere.
Altri 30 anni di questa carriera!
Silvia Botte



